IL RUOLO DEL MEDIATORE


Il mediatore viene definito come una “terza figura neutrale ed imparziale”, ovvero un professionista in grado di mantenersi equidistante, o “equivicino” ad entrambe le parti.

Il suo ruolo non è quello di difendere né di giudicare, ma di accogliere entrambi i punti di vista, le posizioni ed i valori delle persone che si trova di fronte, facendosi garante dell’equilibrio di potere tra le parti, ed eventualmente facendo emergere lo squilibrio esistente in modo che i soggetti possano prenderne atto e porvi rimedio.

Il mediatore deve quindi mantenersi neutrale nei confronti delle persone, ovvero deve astenersi dal prendere una posizione in favore di una delle due parti, ed imparziale di fronte alle situazioni, ovvero deve essere in grado di non giudicare, di rimanere obiettivo senza favorire per simpatia o interesse nessuno dei due membri della coppia.

Mediare non significa solo “stare nel mezzo”. Significa anche riconoscere e accettare le diversità degli altri, ascoltare senza pregiudizi, aiutare la coppia in conflitto.

Il mediatore è pertanto il professionista che sostiene la coppia sia nella riorganizzazione delle relazioni familiari che nella ridistribuzione delle risorse economiche; è la persona che aiuta a riaprire i canali interrotti della comunicazione a causa dei conflitti e favorisce l’individuazione di interessi convergenti stimolando le persone all’ esplorazione di soluzioni accettabili da tutte le parti in gioco; è colui che stimola le risorse genitoriali, negoziali e organizzative delle persone che si recano in mediazione.

Il mediatore familiare è quindi un esperto nella gestione dei conflitti: deve saper riconoscere il tipo di conflitto esistente tra i due soggetti, capire con quali modalità la coppia litiga e affronta il disaccordo; deve fare un’analisi del contesto, riconoscere valori e sentimenti, interessi ed esigenze delle persone che si rivolgono a lui al fine di capire se ci siano i presupposti per attivare una mediazione.

Il mediatore deve saper ascoltare. Un ascolto (passivo) attraverso la comunicazione non verbale (posizione del corpo, gesti, movimenti delle mani, sguardo attento e rivolto ad entrambi), trasmette al cliente attenzione, accettazione. Un ascolto attivo invece si attua con la riformulazione e l’uso delle domande; prevede perciò l’uso della comunicazione verbale oltre a quella non verbale.

Altra caratteristica della figura del mediatore è l’empatia, ovvero la capacità di immedesimarsi in un’altra persona fino a coglierne i pensieri e gli stati d’animo, di mettersi nei panni dell’altro senza perdere il contatto con se stessi, astenendosi dal dare giudizi, consigli, dal fornire un’interpretazione o dal consolare; significa accettare l’altro per quello che è, accogliere la sua realtà senza per forza condividerla o approvarla. In questo modo il cliente vede riconosciuti i propri bisogni, mantiene la propria dignità e la propria autodeterminazione.

 

F.A.Q. (DOMANDE FREQUENTI)
Dog

D. QUALI ARGOMENTI SI POSSONO TRATTARE NELLA MEDIAZIONE FAMILIARE?
R. Nel corso della mediazione familiare possono essere affrontati e negoziati potenzialm ...
D. LA MEDIAZIONE FAMILARE E’ PREVISTA DELLA LEGGE ITALIANA?
R. Sì, la mediazione familiare è espressamente prevista dalla legge italiana ed in parti ...

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